Adelio Colombo, uno di noi

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In occasione dell'inaugurazione della via a lui dedicata, Adelio Colombo è ancora una volta ospitato, con i suoi quadri, dalla Biblioteca di Daverio. Sono passati tredici anni dalla sua scomparsa, ma a me e credo anche a moltissimi altri daveriesi Adelio sembra ancora vivo. Saranno i suoi quadri, che continuano a circondarci in moltissime case di Daverio e fuori Daverio, sarà l' amichevole frequentazione di Giovanna che continua a tener viva la memoria e l'opera di suo padre, saranno le luci del nostro Varesotto, che ci ricordano tanto spesso i colori con cui le interpretava... ma è soprattutto la gente, sono i tanti che l'hanno conosciuto, frequentato, avuto caro. Perché in Adelio Colombo l'uomo e il pittore non sono due identità separate, disgiunte (come in molti altri casi è accaduto e accade) ma viceversa un tutt'uno, e non mi è possibile pensare alle sue opere senza ricordare i suoi modi dimessi e affabili, la sua modestia bonaria capace però di intestardimenti tenaci quando sapeva d'aver ragione o seguiva, comunque, le vie del suo cuore e del suo gusto, la sua curiosità del mondo e il suo coraggio nell'affrontarlo e al tempo stesso il suo dialetto, la vivezza delle sue memorie locali, il ricordo degli amici che importanti o piccini potevano trovare sempre aperta la sua casa e non si preoccupavano di farsi annunciare o di prendere appuntamenti ma piombavano lì anch'io, anch'io ! Certi di trovare ospitalità, attenzione, cordialità, e dimenticandosi del disturbo che potevano recare alla sua creatività e al suo lavoro. Lo vedo ancora, quel suo spolverino nocciola, spesso sporco di colori! Nella pagina qui dietro c'è il ritratto "oggettivo" di Adelio Colombo (una sintesi della sua storia umana, le mostre, i successi...) ma noi tutti noi daveriesi ne eravamo orgogliosi come se fossero risultati nostri, successi nostri, e infatti bastava capitar là perché lui ci mostrasse i suoi lavori, accettasse magari senza prenderle troppo sul serio le incompetenti critiche e gli azzardosi consigli... e non l'ho mai visto una volta perdere la pazienza, o commettere una sgarberia, o anche soltanto difendersi legittimamente da quell'eccesso di affetto, di intrusioni, di invadenza, di stima di cui finiva spesso con l'essere vittima. Ci sarà anche lui là domani 5 ottobre 1997 all'inaugurazione della sua via. Si sarà messo un vestito buono, con la camicia e la cravatta, e ci sorriderà con l'aria di dire che non è il caso, che stiamo esagerando, che lui è solo un ex operaio che fin da bambino ama i pennelli, le spatole, i colori... Ci sarà anche lui, ne sono certo, e forse mi sia consentito di associarlo nel ricordo ci sarà anche un altro pittore daveriese, uno che ha scritto "Lamicizia che mi legava ad Adelio era nata proprio dallidentità di interessi e di ideali; ricordo con ernozione le tante ore passate a dipingere insieme, come "pittori della domenica" dopo il nostro lavoro settimanale, e le impressioni e i consigli che ci si scambiava per migliorare." Parlo, i daveriesi lo avranno già capito, di Angelo Tognola, scomparso appena tre settimane fa. Ma secondo me "pittore della domenica" Adelio Colombo non è mai stato. Era anzi un pittore vero, un pittore che aveva consacrato all'arte sua la propria vita, sdrammatizzando da buon daveriese, anzi da daveriese buono ma anche credendoci con una costanza e una fedeltà per le quali la dedicazione di una via è un modesto premio e riconoscimento. Paolo Santarone 4 ottobre 1997